Quando si parla di martore che entrano nel sottotetto, disturbano durante la notte o danneggiano il vano motore dell’auto, spesso l’animale responsabile è in realtà la faina, Martes foina. Martora e faina sono due mustelidi molto simili, ma hanno abitudini differenti: la martora, Martes martes, è maggiormente legata agli ambienti forestali e tende a evitare gli insediamenti umani, mentre la faina è molto più adattabile e può utilizzare soffitte, fienili, edifici, garage e automobili come rifugi temporanei.
Allontanare questi animali in modo efficace non significa cercare il repellente dall’odore più forte o installare un dispositivo a ultrasuoni e aspettare che il problema scompaia. Odori, luci e rumori possono disturbare temporaneamente l’animale, ma l’effetto tende spesso a diminuire quando si abitua. La soluzione più duratura consiste nel togliere ciò che rende interessante il luogo, individuare i punti di accesso e chiuderli soltanto dopo essersi accertati che l’animale sia uscito e che non siano presenti piccoli dipendenti dalla madre. Serve anche prudenza dal punto di vista normativo. La fauna selvatica è tutelata dalla legislazione italiana e la martora rientra tra le specie particolarmente protette. Cattura, spostamento, abbattimento e controllo della fauna non sono quindi attività da improvvisare autonomamente con trappole o sostanze tossiche. Se l’animale non può essere allontanato con normali sistemi di esclusione oppure si trova in una situazione problematica, è opportuno rivolgersi ai soggetti competenti per la fauna selvatica o a professionisti autorizzati.
Prima di tutto capire se si tratta davvero di una martora
Martora e faina appartengono allo stesso genere e possono essere confuse facilmente, soprattutto quando vengono viste per pochi secondi durante la notte.
La martora presenta generalmente una macchia sulla gola giallastra o giallo-arancio, meno estesa. La faina ha invece tipicamente una macchia golare bianca che può allargarsi verso le zampe anteriori. La distinzione non dovrebbe però basarsi su una fotografia sfocata scattata da lontano.
Anche l’ambiente fornisce un indizio importante. La martora predilige soprattutto boschi e ambienti forestali maturi. La faina frequenta molto più facilmente edifici e ambienti modificati dall’uomo. Se senti corse nel sottotetto di una casa in paese oppure trovi impronte e residui nel vano motore, la faina è quindi una candidata più probabile.
Ai fini pratici molti metodi di prevenzione sono simili, ma conoscere la specie è importante soprattutto quando bisogna coinvolgere enti o professionisti e quando si valuta la presenza di piccoli.
Come capire se una faina o una martora frequenta il sottotetto
Il rumore è uno dei primi segnali. Questi mustelidi sono prevalentemente attivi nelle ore notturne e possono produrre rumori molto più forti di quanto farebbe pensare la loro taglia. Passi, corse, spostamenti di materiale isolante e piccoli colpi possono essere percepiti chiaramente dal piano sottostante.
Altri indizi sono escrementi, residui di cibo, odore di urina e isolamento termico smosso. L’animale può utilizzare lo stesso rifugio con una certa regolarità e creare percorsi riconoscibili.
Una piccola fototrappola posizionata correttamente può aiutare a confermare la presenza senza dover salire continuamente nel sottotetto durante la notte. Bisogna naturalmente evitare di collocare apparecchi in modo pericoloso o di disturbare intenzionalmente un eventuale nido con piccoli.
Perché entrano nelle case
Un sottotetto offre esattamente ciò che un animale cerca per riposare: è asciutto, riparato dal vento, relativamente caldo e difficile da raggiungere per molte minacce.
La faina è particolarmente abile nell’arrampicarsi e può utilizzare alberi, grondaie, pergolati, muri ruvidi e altre strutture per raggiungere il tetto. Non serve necessariamente una grande apertura. Una tegola sollevata, un raccordo deteriorato o una zona aperta vicino alla copertura possono diventare un ingresso.
Se all’interno trova anche materiale adatto per costruire un rifugio, la posizione diventa ancora più interessante.
Per questo la strategia migliore non consiste nel rendere il sottotetto temporaneamente sgradevole lasciando invariato l’accesso. Bisogna prima capire da dove entra e poi rendere quel punto realmente inaccessibile.
Individuare il punto di ingresso
Osserva il tetto dall’esterno senza salire in situazioni non sicure. Cerca tegole spostate, aperture nelle gronde, reti rotte, tavole mancanti e raccordi deteriorati.
Tracce di sporco o peli vicino a una piccola apertura possono fornire indicazioni utili. Una telecamera può confermare quale passaggio venga effettivamente utilizzato.
Non chiudere però immediatamente ogni foro appena lo trovi. Prima devi sapere se l’animale è fuori e se all’interno sono presenti piccoli.
In caso contrario rischieresti di intrappolare un adulto oppure separare la madre dalla prole, creando un problema ben più grave rispetto ai rumori iniziali.
Attenzione al periodo in cui possono esserci piccoli
La stagione riproduttiva è il momento nel quale serve maggiore cautela. Nella faina i piccoli nascono normalmente all’inizio della primavera e rimangono dipendenti dalla madre per diverse settimane.
Chiudere l’accesso mentre la madre è fuori potrebbe lasciare i piccoli all’interno. Oltre al problema per gli animali, nel sottotetto potrebbero comparire odori intensi e problemi igienici.
Se senti vocalizzazioni, rumori provenienti sempre dallo stesso punto oppure sospetti la presenza di una cucciolata, evita interventi di esclusione improvvisati. È preferibile chiedere assistenza a un esperto di fauna selvatica o all’ente territorialmente competente.
La chiusura degli accessi è la soluzione più duratura
Una volta accertato che il rifugio è vuoto, la riparazione della copertura rappresenta la misura più efficace.
Il materiale utilizzato deve essere sufficientemente robusto. Sottili reti facilmente deformabili e schiume espandenti non costituiscono necessariamente una barriera duratura contro un mustelide determinato a rientrare nel proprio rifugio.
Una chiusura ben eseguita deve anche rispettare la ventilazione del tetto. Sigillare indiscriminatamente tutte le aperture può creare condensa e problemi alla struttura dell’edificio.
Per questo, quando l’ingresso riguarda tegole, gronde o sistemi di ventilazione della copertura, può essere conveniente coinvolgere un lattoniere o un’impresa edile che sappia realizzare una protezione meccanica senza compromettere il tetto.
Come fare uscire l’animale prima di chiudere il tetto
La faina lascia normalmente il rifugio durante le ore notturne per cercare cibo. Monitorare il punto di ingresso permette quindi di capire quando l’animale è effettivamente uscito.
Una tecnica professionale può prevedere sistemi di esclusione che consentono l’uscita ma impediscono il rientro. Non sono però dispositivi da montare alla cieca, soprattutto durante il periodo riproduttivo.
Prima della chiusura definitiva bisogna controllare l’interno del sottotetto. Se hai qualsiasi dubbio sulla presenza di altri animali, non procedere.
Gli edifici possono infatti ospitare anche pipistrelli, uccelli e altre specie soggette a specifiche tutele. Un’apertura che sembra utilizzata da un solo animale può servire contemporaneamente ad altre specie.
Ultrasuoni contro martore e faine: funzionano?
I dispositivi a ultrasuoni vengono venduti molto spesso come soluzione per allontanare i mustelidi. Possono creare inizialmente uno stimolo fastidioso, ma non bisogna considerarli una barriera definitiva.
Gli animali possono abituarsi a uno stimolo costante se scoprono che non è associato ad alcun pericolo reale. L’efficacia può quindi diminuire nel tempo.
Questo limite è particolarmente importante negli edifici. Se il sottotetto rappresenta un rifugio sicuro e l’ingresso rimane aperto, un ultrasuono può non essere abbastanza importante da convincere definitivamente l’animale ad abbandonarlo.
Può avere senso utilizzare un dissuasore come misura temporanea durante una strategia di esclusione, ma il lavoro deve concludersi con la chiusura fisica degli accessi.
Radio, luci e rumori
Anche luce e rumori vengono spesso consigliati per disturbare una faina nel sottotetto. Una radio lasciata accesa, una lampada o una presenza umana più frequente possono rendere il rifugio meno tranquillo per qualche tempo.
Il limite è ancora una volta l’assuefazione. Uno stimolo sempre uguale diventa prevedibile e l’animale può smettere di considerarlo importante.
Rumori irregolari e cambiamenti frequenti nell’ambiente possono avere un effetto temporaneamente maggiore, ma non sono una soluzione strutturale. Inoltre bisogna considerare il disturbo prodotto agli occupanti della casa e ai vicini.
Utilizzare per settimane suoni forti durante la notte per allontanare un animale può creare più problemi del beneficio ottenuto.
Repellenti odorosi e rimedi casalinghi
Tra i repellenti più citati compaiono aceto, ammoniaca, peperoncino, naftalina, profumi, peli di cane e numerose sostanze commerciali.
Il problema è che l’effetto degli odori tende spesso a essere limitato e temporaneo. Un animale motivato a recuperare un rifugio può tollerare o abituarsi alla sostanza.
Alcuni rimedi possono inoltre creare rischi per persone, animali domestici o materiali dell’edificio. La naftalina, per esempio, non dovrebbe essere dispersa liberamente in ambienti domestici come generico repellente per fauna selvatica.
Non utilizzare nemmeno sostanze irritanti o tossiche nel tentativo di costringere l’animale a uscire. Oltre ai problemi di sicurezza e benessere animale, potresti contaminare un ambiente che dovrai successivamente pulire.
Togliere le fonti di cibo
Una faina può essere attirata nell’area non soltanto dal rifugio, ma anche dalla disponibilità di cibo.
Non lasciare all’esterno ciotole di alimenti per cani e gatti durante la notte. Chiudi correttamente i contenitori dei rifiuti e gestisci il compost in modo da non offrire facilmente carne, pesce e altri alimenti molto appetibili.
Anche frutta caduta dagli alberi può essere consumata da questi animali. Raccoglierla regolarmente riduce una risorsa alimentare disponibile vicino alla casa.
Non bisogna aspettarsi che la semplice eliminazione del cibo faccia abbandonare immediatamente un sottotetto già occupato, ma elimina uno dei motivi per continuare a frequentare l’area.
Proteggere pollai e piccoli animali
Una faina che trova pollame facilmente accessibile può provocare danni considerevoli. In questo caso la misura più efficace è rendere fisicamente sicuro il ricovero notturno.
Reti robuste, porte che chiudono senza fessure e punti d’accesso protetti valgono molto più di un repellente posizionato vicino al pollaio.
Controlla anche la parte superiore. Questi animali sono ottimi arrampicatori e una recinzione efficace contro una gallina che vuole uscire non è necessariamente efficace contro un mustelide che vuole entrare.
La notte il pollame dovrebbe trovarsi in un ricovero realmente chiuso e protetto.
Martora o faina nel giardino
Vedere occasionalmente una martora o una faina attraversare il giardino non significa necessariamente avere un’infestazione da eliminare.
Sono animali selvatici che si spostano su territori piuttosto ampi. Possono attraversare una proprietà senza utilizzare l’edificio come rifugio.
Se non provocano danni, non entrano in strutture e non minacciano animali domestici, potrebbe non essere necessario fare nulla.
La presenza di fauna selvatica in sé non costituisce una situazione da risolvere. L’intervento ha senso quando esiste un conflitto concreto, come accesso al tetto, danneggiamento dell’auto o predazione del pollame.
Come proteggere l’auto dalle faine
Il problema dei cavi rosicchiati nel vano motore riguarda soprattutto la faina. L’animale può utilizzare il motore come rifugio temporaneo e mordere cavi, manicotti e materiali isolanti.
I danni più preoccupanti non sono sempre immediatamente visibili. Un tubo del liquido di raffreddamento lesionato può provocare una perdita e successivo surriscaldamento del motore. Una guaina danneggiata può permettere l’ingresso di sporco e acqua in componenti meccanici.
Se trovi impronte, peli o segni di morsi, controlla il vano motore con attenzione e fai verificare l’auto da un’officina quando sospetti danni a cavi o tubi.
Non continuare a guidare normalmente se compaiono spie, perdita di liquidi o funzionamento irregolare del motore dopo una possibile visita dell’animale.
Perché mordono i cavi dell’auto
Non si tratta necessariamente di fame. Nei mustelidi il morso può derivare dall’esplorazione, dal gioco e dal comportamento territoriale.
Un fenomeno importante è legato agli odori lasciati da altri individui. Se un veicolo viene parcheggiato in territori frequentati da animali diversi, la presenza dell’odore di un rivale può stimolare comportamenti aggressivi nel vano motore.
Questo spiega perché alcuni danni compaiano dopo avere cambiato abitualmente parcheggio tra luoghi differenti.
Pulizia del vano motore dopo una visita
Se una faina ha frequentato il vano motore, la rimozione professionale delle tracce odorose può contribuire a ridurre lo stimolo territoriale.
Non lavare però un motore moderno con acqua ad alta pressione senza conoscere le procedure corrette. Centraline, connettori e componenti elettrici richiedono attenzione.
Una pulizia del vano motore dovrebbe essere eseguita con tecniche appropriate, preferibilmente da un’officina quando esiste già un problema di morsi.
Protezioni meccaniche per l’auto
Le protezioni fisiche sono tra le misure più interessanti. Esistono guaine rigide che possono essere installate intorno a determinati cavi e sistemi che chiudono maggiormente il vano motore impedendo l’accesso dell’animale.
Qualsiasi protezione aggiunta deve essere montata in modo da non interferire con parti calde o mobili del motore.
Non avvolgere indiscriminatamente cavi e tubi con materiali domestici. La temperatura del vano motore richiede prodotti progettati per l’impiego automobilistico.
Dissuasori elettrici per il vano motore
Esistono dispositivi che utilizzano piccoli contatti elettrificati secondo un principio simile a quello delle recinzioni elettriche. Quando l’animale tocca le placche riceve uno stimolo breve che lo porta ad allontanarsi.
Questi sistemi sono considerati tra le soluzioni più efficaci per il vano motore, ma devono essere prodotti specifici e installati correttamente.
Un impianto improvvisato collegato all’automobile può creare rischi elettrici o danneggiare il veicolo. L’installazione professionale è particolarmente importante sulle auto moderne e sui veicoli elettrici.
Ultrasuoni nel vano motore
I dispositivi ultrasonici vengono utilizzati anche sulle automobili. I modelli più evoluti variano la frequenza proprio per ridurre l’assuefazione.
Possono rappresentare una misura aggiuntiva, ma non offrono una garanzia assoluta. Il suono deve raggiungere le zone di ingresso e componenti del vano motore possono creare aree schermate.
Se il veicolo ha già subito ripetuti danni, una combinazione di protezione meccanica, pulizia delle tracce odorose e dissuasione specifica è generalmente più affidabile del solo ultrasuono.
Una rete sotto l’auto funziona?
Viene talvolta consigliato di posizionare una rete metallica sul terreno sotto il vano motore, sulla teoria che l’animale non gradisca camminarci sopra.
L’efficacia è variabile e non dovrebbe essere considerata una barriera sicura. Un animale motivato può trovare un altro percorso oppure abituarsi alla presenza della rete.
È quindi una misura eventualmente complementare, non la soluzione definitiva a un problema ricorrente.
È possibile catturare una martora o una faina con una gabbia?
Non bisogna installare autonomamente una trappola pensando di catturare l’animale e liberarlo qualche chilometro più lontano.
La fauna selvatica è soggetta a tutela e controllo secondo la normativa nazionale e regionale. La martora è inoltre espressamente inclusa tra le specie particolarmente protette dalla legge italiana.
Anche per altre specie selvatiche, cattura e trasferimento non sono normali attività fai da te. Eventuali interventi di controllo devono essere gestiti secondo le procedure delle autorità competenti.
C’è anche un problema pratico: liberare il territorio non significa risolvere la causa. Se l’accesso al sottotetto rimane aperto, un altro animale può utilizzare successivamente lo stesso rifugio.
Perché non utilizzare veleni
Avvelenare un animale selvatico non rappresenta un metodo accettabile di allontanamento e può mettere in pericolo numerose altre specie, animali domestici e persone.
Un’esca tossica può essere ingerita da un animale diverso da quello previsto oppure entrare nella catena alimentare attraverso una carcassa.
C’è anche un problema molto concreto per la casa: un animale avvelenato potrebbe morire in un’intercapedine o in un punto irraggiungibile del tetto, producendo un forte problema igienico e di odori.
La soluzione deve basarsi sull’esclusione dall’edificio, non sull’eliminazione indiscriminata della fauna.
Come pulire un sottotetto dopo l’allontanamento
Una volta chiuso correttamente l’accesso, bisogna valutare lo stato dell’area utilizzata dall’animale.
Escrementi, urine e residui alimentari devono essere rimossi con adeguate precauzioni igieniche. Evita di sollevare polvere secca spazzando energicamente materiale contaminato.
Utilizza dispositivi di protezione appropriati e, in presenza di grandi quantità di deiezioni o materiale isolante contaminato, valuta un servizio professionale di bonifica.
L’isolante strappato o impregnato può dover essere sostituito. È inoltre utile controllare cavi elettrici eventualmente presenti nella zona, perché i mustelidi possono danneggiare materiali morbidi anche negli edifici.
Riparare i danni solo dopo avere escluso il rientro
Sostituire l’isolante mentre l’accesso rimane aperto serve a poco. L’animale può tornare la notte successiva e utilizzare nuovamente il materiale.
La sequenza più efficace è quindi identificare la specie e l’ingresso, attendere l’uscita in condizioni sicure, chiudere correttamente gli accessi e soltanto dopo riparare i danni interni.
Questo approccio riduce anche il rischio di dover ripetere più volte gli stessi lavori.
Controllare alberi e strutture vicine al tetto
Un animale può raggiungere il tetto utilizzando un ramo che tocca la copertura, una pergola o un’altra struttura vicina.
Quando possibile, potare correttamente rami che creano un vero ponte verso l’edificio può rendere l’accesso più difficile. Non è però una misura sufficiente da sola, perché la faina è una buona arrampicatrice e può trovare percorsi alternativi.
La priorità rimane sempre la chiusura delle aperture del tetto.
Quando chiamare un professionista
Un intervento professionale è consigliabile quando non riesci a identificare il punto di ingresso, il tetto è difficile da raggiungere oppure sospetti la presenza di piccoli.
Serve assistenza anche quando l’animale rimane apparentemente intrappolato all’interno, è ferito oppure si trova in una zona dalla quale non riesce a uscire.
In questi casi non cercare di prenderlo con le mani. Un animale selvatico spaventato può mordere per difendersi.
Per le modalità di gestione della fauna selvatica conviene fare riferimento agli enti territorialmente competenti, ai centri di recupero autorizzati o a operatori specializzati che conoscano anche la normativa locale.
Quando il problema riguarda una martora vera e propria
La martora, Martes martes, è espressamente indicata dalla legge italiana tra i mammiferi particolarmente protetti. Inoltre la sua ecologia è maggiormente legata ai boschi rispetto a quella della faina.
Se hai ragioni concrete per ritenere che l’animale presente sia una martora, evita a maggior ragione interventi autonomi di cattura o manipolazione.
L’esclusione passiva dall’edificio, quando effettuata senza intrappolare o danneggiare l’animale e nel rispetto delle altre specie eventualmente presenti, rimane la logica preventiva più sensata. Per situazioni particolari è però opportuno confrontarsi con l’autorità competente.
Errori da evitare
Il primo errore è chiudere immediatamente il foro di ingresso senza sapere se l’animale sia ancora dentro. Il rischio aumenta durante il periodo in cui possono esserci piccoli.
Il secondo consiste nel affidarsi soltanto a odori, radio o ultrasuoni. Possono creare disturbo temporaneo, ma l’animale può abituarsi e tornare se trova ancora un rifugio accessibile.
Un altro errore è utilizzare schiuma espandente o barriere leggere come unica chiusura di un punto che un mustelide può mordere, deformare o aggirare.
Non bisogna poi tentare catture, trasferimenti o utilizzo di sostanze tossiche senza considerare le norme sulla fauna selvatica.
Infine, non dimenticare il motivo che attirava l’animale: cibo accessibile, rifugi, rifiuti o pollai poco protetti devono essere sistemati insieme alla chiusura degli accessi.
Una procedura pratica per allontanare una faina dal sottotetto
Inizia confermando che nel sottotetto ci sia realmente un mustelide. Osserva tracce e orari dei rumori e, se necessario, utilizza una fototrappola.
Individua quindi il punto di ingresso senza chiuderlo. Controlla l’eventuale presenza di piccoli e presta particolare cautela durante la primavera e l’inizio dell’estate.
Elimina le fonti di cibo disponibili intorno all’edificio e rendi il rifugio meno tranquillo soltanto con sistemi non pericolosi. Un disturbo temporaneo può aiutare l’animale a scegliere un’altra sistemazione, ma non deve essere considerato il risultato finale.
Quando sei certo che l’animale abbia lasciato l’edificio e che non vi siano piccoli all’interno, chiudi in modo robusto il punto utilizzato e controlla tutte le altre possibili aperture.
Monitora per alcune notti l’esterno dell’edificio. Se l’animale tenta ripetutamente di rientrare, significa che il vecchio rifugio ha ancora un forte valore per lui e bisogna controllare con particolare attenzione l’efficacia delle chiusure.
Soltanto dopo avere escluso il rientro procedi con pulizia, bonifica e ripristino dell’isolamento danneggiato.
Conclusioni
Per allontanare le martore in modo efficace bisogna innanzitutto capire quale animale sta creando il problema. Negli edifici, nei garage e nei vani motore il responsabile è frequentemente la faina, specie molto più adattata alla presenza dell’uomo rispetto alla martora propriamente detta. Repellenti odorosi, luci e ultrasuoni possono disturbare temporaneamente l’animale, ma raramente offrono una soluzione duratura se l’accesso al rifugio rimane disponibile.
Per una casa la strategia migliore consiste nell’individuare il punto di ingresso e chiuderlo in modo robusto soltanto quando è certo che gli animali siano usciti e non siano presenti piccoli. Per le automobili risultano più utili protezioni meccaniche, pulizia delle tracce odorose e sistemi specifici installati correttamente. Evita invece trappole improvvisate, veleni e catture autonome: la fauna selvatica è tutelata e la martora è una specie particolarmente protetta dalla normativa italiana. Se non puoi escludere l’animale senza rischiare di intrappolarlo o se sospetti una cucciolata, il passo corretto è rivolgersi a un soggetto competente per la gestione della fauna selvatica prima di sigillare l’accesso.