Mettere tasselli nel tufo richiede più attenzione rispetto a eseguire lo stesso lavoro nel calcestruzzo o in un mattone pieno molto compatto. Il tufo è infatti una pietra naturale porosa e le sue caratteristiche meccaniche possono cambiare sensibilmente da un blocco all’altro, soprattutto negli edifici datati. Un foro eseguito con troppa percussione può allargarsi o sbriciolarsi e un tassello a espansione troppo corto può sembrare inizialmente stabile per poi perdere presa quando viene caricato.
La scelta del fissaggio dipende soprattutto dal peso dell’oggetto, dalla profondità disponibile e dalle condizioni reali della muratura. Per piccoli accessori può essere sufficiente un tassello in nylon adatto a supporti poco resistenti, preferibilmente con una zona di espansione lunga. Per pensili, staffe, apparecchiature e carichi importanti può essere più appropriato un ancorante chimico con barra filettata e un ancoraggio molto più profondo. Con carichi critici, però, il tufo non permette di affidarsi a valori generici trovati su una confezione: la sua resistenza deve essere valutata sul posto.
Anche la foratura è decisiva. In un materiale friabile conviene generalmente iniziare a sola rotazione, evitando di trasformare il foro in una cavità più grande del tassello. Dopo la perforazione bisogna rimuovere accuratamente la polvere e installare il fissaggio senza serrare la vite oltre il necessario. Vediamo come scegliere il sistema giusto e come procedere passo dopo passo.
Perché il tufo è più difficile da tassellare
Il tufo utilizzato nelle murature è una pietra naturale di origine vulcanica caratterizzata generalmente da elevata porosità. La densità e la resistenza possono però variare notevolmente in funzione della provenienza del materiale, dello stato di conservazione e dell’età della muratura.
Due pareti apparentemente identiche possono quindi comportarsi in maniera molto diversa durante la perforazione. In una il foro rimane preciso, nell’altra la punta produce rapidamente molta polvere e allarga il materiale attorno al punto di fissaggio.
Questa variabilità è una delle ragioni per cui i produttori di sistemi di ancoraggio tendono a essere prudenti nel fornire valori di carico specifici per il tufo. Non basta sapere che il blocco è “tufo”: bisogna valutarne anche la consistenza reale.
In una muratura vecchia bisogna inoltre considerare i giunti di malta, eventuali cavità, zone precedentemente riparate e blocchi deteriorati dall’umidità.
Prima di forare capire che cosa bisogna fissare
La prima domanda non è quale punta utilizzare, ma quale carico deve sostenere il fissaggio.
Un piccolo quadro genera una sollecitazione molto diversa da quella di un pensile pieno di stoviglie. Una staffa per televisore crea anche un momento che tende a strappare i tasselli dalla parete. Un corrimano viene sottoposto a carichi dinamici, perché le persone lo tirano e lo spingono continuamente.
Per questo non è corretto scegliere il tassello soltanto in base al diametro della vite o al peso dichiarato dell’oggetto.
Bisogna valutare anche come il carico agisce sulla parete, quanti punti di fissaggio sono disponibili e quanto l’oggetto sporge dal muro.
Controllare le condizioni della parete
Prima di prendere il trapano osserva attentamente il punto di installazione. Il tufo deve essere sufficientemente compatto e non deve sgretolarsi semplicemente passando un dito o una spatola sulla superficie.
Se l’intonaco è molto spesso, ricorda che il tassello deve lavorare nel materiale strutturale e non nello strato superficiale. Un tassello corto che espande quasi interamente dentro intonaco o malta deteriorata offre una tenuta molto inferiore.
Evita, quando possibile, blocchi visibilmente lesionati, bordi molto vicini agli spigoli e giunti di malta poco consistenti.
Se la parete è nascosta da intonaco e non sai dove si trovano i blocchi, un piccolo foro esplorativo eseguito con prudenza può aiutare a capire il materiale sottostante.
Attenzione a tubi e cavi elettrici
Prima di forare devi considerare anche ciò che potrebbe trovarsi dietro la superficie.
Interruttori, prese, rubinetti e sanitari indicano spesso la presenza di cavi o tubazioni nelle vicinanze. Un foro profondo, soprattutto per un ancorante chimico, aumenta il rischio di intercettare un impianto nascosto.
Utilizza un rilevatore appropriato quando necessario e consulta eventuali planimetrie degli impianti.
Non perforare alla cieca in corrispondenza delle linee verticali e orizzontali che collegano evidenti punti elettrici o idraulici.
Quale tassello usare nel tufo per carichi leggeri
Per fissaggi poco impegnativi può essere utilizzato un tassello per il tufo in nylon progettato per materiali con resistenza limitata.
È generalmente preferibile un modello prolungato rispetto al classico tassello corto universale. Una zona di espansione più lunga distribuisce infatti la pressione su una quantità maggiore di materiale.
Produttori specializzati indicano proprio i tasselli prolungati in nylon come possibile soluzione per il tufo quando i carichi non sono elevati, raccomandando di sfruttare una profondità di installazione significativa.
Non bisogna però tradurre questa indicazione nella regola “più grande è il tassello, meglio tiene”. Il diametro e la lunghezza devono essere compatibili con il prodotto scelto e con lo spessore del blocco.
Perché i tasselli corti possono dare problemi
Un normale tassello in nylon corto esercita la propria espansione in una zona limitata della parete. Nel calcestruzzo o nel mattone pieno compatto questo può essere sufficiente.
Nel tufo friabile, invece, una forte pressione concentrata su pochi centimetri può sbriciolare il materiale attorno al tassello.
Il problema diventa evidente quando, avvitando, il tassello comincia a girare insieme alla vite. Significa che il foro non offre più sufficiente contrasto.
Continuare a stringere non migliora la situazione. Al contrario, allarga ulteriormente la cavità.
Quando scegliere un ancorante chimico
Per carichi più importanti il fissaggio chimico è spesso una soluzione più adatta, purché venga progettato e installato correttamente.
Il sistema utilizza una resina bicomponente inserita nel foro e una barra filettata. Dopo l’indurimento la resina trasferisce il carico su una superficie molto più ampia rispetto a un piccolo tassello a espansione.
Questo è particolarmente interessante nel tufo, dove concentrare grandi pressioni radialmente attorno a un tassello può essere controproducente.
Non significa però che una cartuccia di resina trasformi automaticamente qualsiasi parete di tufo in calcestruzzo. Se il materiale di base è estremamente debole, sarà il tufo stesso a cedere intorno alla resina.
Nel tufo la profondità dell’ancoraggio conta molto
Uno dei modi per ottenere una tenuta migliore consiste nell’aumentare la profondità sulla quale viene distribuito il carico.
Per applicazioni impegnative su blocchi di tufo, alcuni produttori di sistemi professionali suggeriscono ancoraggi chimici particolarmente profondi. Fischer, per esempio, indica tra le possibili soluzioni un foro cilindrico con profondità di almeno 20 cm oppure un particolare foro troncoconico realizzato con utensili dedicati.
Questa indicazione non deve però essere trasformata in una misura universale da utilizzare con qualsiasi resina, barra o parete.
La profondità corretta dipende dal sistema di ancoraggio, dallo spessore della muratura, dalla distanza dai bordi e dal carico. Se devi fissare un elemento pesante o rilevante per la sicurezza, il dimensionamento deve essere specifico.
Perché un foro conico può aumentare la tenuta
Un normale foro cilindrico lavora principalmente attraverso l’adesione tra resina, barra e parete del foro.
In materiali poco resistenti può essere utilizzata, con sistemi specificamente progettati, una geometria che crea anche un bloccaggio meccanico. Un foro più largo in profondità forma una sorta di sottosquadro che rende più difficile l’estrazione dell’ancoraggio.
Non bisogna però improvvisare la forma muovendo lateralmente una normale punta da trapano. In questo modo si crea soltanto una cavità irregolare e danneggiata.
Quando il sistema prevede un foro troncoconico bisogna utilizzare l’attrezzatura e la procedura indicate dal produttore.
Meglio forare senza percussione
Il tufo non dovrebbe essere trattato automaticamente come calcestruzzo strutturale.
Nei materiali con scarsa resistenza, le indicazioni tecniche dei produttori di tasselli raccomandano generalmente la foratura a sola rotazione. La percussione può frantumare la zona circostante e produrre un foro più largo rispetto al diametro della punta.
Questo è esattamente ciò che bisogna evitare. La tenuta del fissaggio dipende dalla geometria corretta del foro.
Imposta quindi il trapano in modalità rotazione e utilizza una punta per muratura adatta e in buone condizioni. Se il tufo specifico è particolarmente compatto e il sistema di fissaggio prescrive una modalità diversa, segui la documentazione tecnica del prodotto.
Perché una punta consumata peggiora il fissaggio
Una punta da muro molto usurata non taglia bene il materiale e tende a schiacciarlo e sgretolarlo.
Nel tufo questo può tradursi in un foro irregolare e sovradimensionato. Il tassello entrerà troppo facilmente e non riuscirà a espandersi in maniera efficace.
Utilizza quindi una punta affilata e del diametro previsto dal produttore del tassello.
Non allargare intenzionalmente il foro perché il tassello sembra difficile da inserire. Prima verifica che la punta e il tassello abbiano realmente le dimensioni corrette.
Come eseguire il foro nel tufo
Segna il punto con precisione e appoggia la punta perpendicolarmente alla superficie. Parti a velocità moderata, senza percussione, per evitare che la punta scivoli sull’intonaco.
Una volta raggiunto il tufo continua mantenendo il trapano il più possibile allineato. Non inclinare continuamente la macchina per accelerare il lavoro, perché allargheresti l’ingresso del foro.
Utilizza una battuta di profondità oppure segna sulla punta la profondità necessaria.
Quando estrai la punta fallo mantenendola in asse e possibilmente continuando una lenta rotazione. Evita di utilizzare il trapano come una leva dentro la parete.
La polvere del foro deve essere eliminata
Questo passaggio è importante con qualsiasi tassello ed è fondamentale con gli ancoranti chimici.
La perforazione lascia sulle pareti del foro uno strato di polvere. Se viene lasciato al suo posto, un fissaggio meccanico può avere meno presa e una resina può aderire alla polvere invece che al materiale resistente sottostante.
Per un tassello in nylon puoi aspirare accuratamente il foro o utilizzare gli strumenti previsti dal produttore.
Con gli ancoranti chimici la procedura di pulizia deve seguire esattamente le istruzioni del sistema, che normalmente prevedono una sequenza di soffiaggio e spazzolatura con scovolini di dimensione adeguata.
Non soffiare semplicemente con la bocca
La polvere di perforazione non deve essere respirata. Soffiare direttamente nel foro porta le particelle verso il volto e non garantisce comunque una pulizia adeguata in profondità.
Utilizza una pompetta, un aspiratore appropriato oppure il sistema previsto dal produttore dell’ancoraggio.
Quando produci molta polvere indossa i dispositivi di protezione appropriati, soprattutto protezione degli occhi e delle vie respiratorie.
Come inserire un tassello in nylon
Dopo aver pulito il foro, inserisci il tassello fino alla profondità prevista. Dovrebbe entrare con una certa resistenza.
Se cade quasi da solo all’interno, il foro potrebbe essere troppo grande o il tufo essersi sbriciolato. Non tentare di risolvere il problema riempiendo casualmente lo spazio con carta, legnetti o altri materiali.
Quando il tassello entra correttamente, posiziona l’oggetto e avvita la vite appropriata. Stringi gradualmente.
Fermati quando l’oggetto è stabile. Continuare a serrare con una coppia eccessiva può schiacciare il tufo e far perdere presa proprio nel momento in cui il fissaggio sembrava concluso.
Utilizzare l’avvitatore con prudenza
Un avvitatore potente impostato alla massima coppia può danneggiare rapidamente il foro prima che tu riesca a percepire cosa sta succedendo.
Utilizza una coppia moderata e completa eventualmente il serraggio con maggiore controllo.
Se il tassello comincia a ruotare, fermati. Non continuare a far girare la vite sperando che prima o poi faccia presa.
Una rotazione del tassello indica normalmente che il foro è danneggiato, il tassello è inadatto oppure il materiale è troppo debole per quel sistema.
Come utilizzare il tassello chimico nel tufo
Il procedimento esatto dipende dalla resina scelta, quindi la scheda tecnica ha sempre priorità. Il principio generale consiste nel praticare un foro della geometria prevista e pulirlo accuratamente.
Una cartuccia bicomponente contiene resina e induritore separati. Montando il beccuccio miscelatore, le due sostanze vengono unite durante l’estrusione.
Le prime quantità estruse devono normalmente essere scartate finché la miscela non assume colore e consistenza uniformi, secondo quanto indicato dal produttore.
La resina viene poi introdotta partendo dalla parte più profonda del foro e facendo arretrare lentamente il beccuccio, per limitare la formazione di sacche d’aria.
Inserire correttamente la barra filettata
La barra deve essere pulita e compatibile con il sistema di resina utilizzato.
Dopo aver iniettato la quantità prevista, inseriscila manualmente facendola ruotare lentamente. Il movimento aiuta la resina a distribuirsi attorno alla filettatura e lungo il foro.
Non utilizzare il martello per spingere violentemente la barra in profondità e non continuare a muoverla quando la resina ha iniziato a indurire.
La barra deve rimanere nella posizione corretta fino alla completa maturazione del prodotto.
Rispettare i tempi di indurimento
Una resina chimica non raggiunge immediatamente la propria resistenza finale.
Il tempo necessario dipende dal prodotto e soprattutto dalla temperatura del materiale di base. Con temperature elevate alcune resine reagiscono rapidamente, mentre con il freddo l’indurimento può richiedere molto più tempo.
Non appendere quindi l’oggetto dopo un intervallo scelto a intuito.
Leggi la tabella del produttore e applica il carico soltanto quando è trascorso il tempo di indurimento previsto nelle reali condizioni di posa.
Serve la calza per il tassello chimico?
Le bussole retinate, chiamate spesso calze, sono tipiche dei fissaggi chimici in mattoni forati e blocchi con cavità. Servono a contenere la resina impedendole di disperdersi all’interno dei vuoti.
Un blocco di tufo pieno non richiede automaticamente una calza. In quel caso l’ancorante può essere iniettato direttamente nel foro se il sistema scelto lo prevede.
Se però la muratura è composta da elementi con cavità o presenta vuoti importanti, il sistema va valutato diversamente.
Non utilizzare una bussola soltanto perché viene venduta accanto alla cartuccia di resina: deve essere parte della configurazione prevista per il materiale reale.
Cosa fare se il foro si è allargato
Se un tassello meccanico gira nel foro, rimuovilo e valuta le condizioni della parete.
Inserire un tassello leggermente più grande nello stesso foro può funzionare soltanto se il materiale circostante è ancora sano e il nuovo sistema è compatibile. Se il tufo si è sbriciolato in profondità, aumentare continuamente il diametro peggiora la situazione.
Per un carico modesto può essere più semplice spostare il punto di fissaggio in una zona integra, rispettando una distanza sufficiente dal vecchio foro.
Per carichi importanti è meglio valutare un ancoraggio chimico opportunamente progettato o coinvolgere un professionista.
Non riempire il foro con stucco e reinserire subito il tassello
Lo stucco da muro non è un materiale strutturale per ancoraggi.
Può essere utilizzato per chiudere esteticamente un vecchio foro, ma non bisogna considerarlo un sostituto del tufo resistente attorno al tassello.
Lo stesso vale per gesso, silicone e adesivi generici.
Quando un fissaggio deve sostenere un carico, bisogna trasferire le forze al materiale portante mediante un sistema progettato per questo scopo.
Come fissare un pensile su una parete di tufo
Un pensile da cucina è un’applicazione molto più impegnativa di un quadro. Il peso del mobile vuoto può sembrare modesto, ma bisogna aggiungere piatti, bicchieri, alimenti e altri oggetti.
Inoltre il baricentro del pensile si trova lontano dalla parete, producendo un’azione di estrazione sui fissaggi superiori.
Per questo, su tufo, sono preferibili sistemi con elevata profondità di ancoraggio e distribuzione del carico su più punti. Per carichi importanti può essere opportuno l’ancorante chimico.
Lo stesso produttore di fissaggi Fischer, rispondendo specificamente al caso dei pensili su blocchi di tufo, suggerisce di valutare un sistema chimico molto profondo e raccomanda prove di estrazione sul posto, proprio perché non è possibile assegnare un valore di carico universale al materiale naturale.
Staffa TV e tufo
Una televisione appesa a una staffa genera un carico differente in funzione del tipo di supporto.
Una staffa piatta tiene il televisore relativamente vicino al muro. Un supporto con braccio articolato può invece portarlo molto più avanti e amplificare il momento applicato ai tasselli.
Il peso del televisore da solo non è quindi sufficiente per scegliere l’ancoraggio.
Su una parete di tufo friabile, una grande TV montata su braccio estensibile è un caso nel quale vale la pena dimensionare correttamente il fissaggio anziché utilizzare tasselli universali per tentativi.
Mensole e carichi sporgenti
Anche una mensola apparentemente leggera può diventare impegnativa quando è profonda e viene caricata sul bordo anteriore.
Più il peso si allontana dalla parete, maggiore diventa l’azione che tende a estrarre la parte superiore della staffa.
Distribuire il carico su più staffe aiuta, ma soltanto se tutti i tasselli lavorano in tufo sano.
Non utilizzare quindi un singolo tassello molto grande come sostituto di una corretta distribuzione dei punti di fissaggio.
Corrimano, pensiline e fissaggi di sicurezza
Un corrimano non sostiene soltanto il proprio peso. Una persona può afferrarlo improvvisamente per evitare una caduta.
Una pensilina viene invece sottoposta anche al vento, che può produrre notevoli forze di trazione e sollevamento.
In applicazioni di questo tipo il cedimento può causare danni alle persone. Non è opportuno basare il dimensionamento su tabelle generiche per tasselli montati su materiali diversi dal tufo reale della parete.
Occorre utilizzare sistemi progettati per il carico, verificare il supporto ed eventualmente effettuare prove di estrazione in situ.
Perché le prove di estrazione sono importanti
Una prova di estrazione misura direttamente la forza necessaria a sollecitare l’ancoraggio installato nella muratura reale.
È particolarmente utile nel tufo perché la resistenza del materiale varia notevolmente e spesso non corrisponde a un supporto standard riportato nelle certificazioni dei tasselli.
Per piccoli lavori domestici non si esegue naturalmente una prova strumentale per ogni quadro. Ma quando bisogna montare elementi pesanti, strutture sospese o componenti legati alla sicurezza, una verifica sul posto permette di evitare supposizioni.
Distanza dai bordi e tra i tasselli
Posizionare molti tasselli molto vicini non significa automaticamente aumentare la capacità del fissaggio.
Ogni ancoraggio trasmette le proprie forze al materiale circostante. Se i tasselli sono troppo vicini, le zone sollecitate possono sovrapporsi e il tufo può rompersi come un unico blocco.
Anche la vicinanza a un bordo libero aumenta il rischio di distacco.
Le distanze minime dipendono dal sistema di fissaggio e devono essere ricavate dalla documentazione tecnica, soprattutto per i carichi elevati.
Attenzione alle pareti sottili
Un ancorante molto lungo non è sempre utilizzabile. Se il blocco o la parete sono sottili, il foro potrebbe attraversarli completamente.
Prima di scegliere la profondità devi quindi sapere quanto materiale effettivamente portante hai a disposizione.
Nelle murature antiche lo spessore complessivo può essere elevato, ma ciò non significa necessariamente che l’intera sezione sia composta da tufo omogeneo. Possono esserci intercapedini, riempimenti o più paramenti.
Come riconoscere un tufo troppo friabile
Un primo segnale appare durante la perforazione. Se la punta avanza quasi senza resistenza e dal foro escono continuamente grandi quantità di materiale incoerente, la zona potrebbe essere molto debole.
Un altro indizio è la difficoltà nel mantenere preciso il diametro: estratta la punta, il foro appare visibilmente più largo o con bordi che continuano a sgretolarsi.
In questo caso non conviene semplicemente utilizzare una vite più grossa.
Per carichi importanti bisogna trovare materiale sano più in profondità oppure progettare un sistema che distribuisca meglio le forze.
Umidità e vecchie murature in tufo
Il tufo è poroso e gli edifici più vecchi possono presentare umidità di risalita o infiltrazioni.
Una zona molto umida e degradata non dovrebbe essere scelta come punto di ancoraggio senza averne valutato la consistenza.
Anche gli ancoranti chimici hanno condizioni precise di posa relative a supporti asciutti o umidi. Alcune resine sono certificate per determinate condizioni, altre hanno limitazioni differenti.
Non utilizzare quindi qualsiasi cartuccia basandoti soltanto sulla scritta “tassello chimico”.
Fissaggi esterni nel tufo
All’esterno bisogna considerare anche la corrosione di vite e barra filettata.
Un fissaggio esposto alla pioggia o in un ambiente aggressivo necessita di componenti metallici appropriati, che possono includere acciai inossidabili o altre protezioni previste per la categoria di esposizione.
Una barra perfettamente ancorata nel tufo ma gravemente corrosa dopo alcuni anni non costituisce un buon fissaggio.
Per applicazioni esterne scegli quindi un sistema completo, considerando sia il supporto sia la durabilità del metallo.
Quando è meglio non fare da soli
Per appendere una piccola mensola o un accessorio domestico, dopo avere verificato la parete, il lavoro può rientrare nel normale fai da te.
La situazione cambia per pensili molto pesanti, caldaie, scaldacqua, tende da sole, pensiline, ringhiere, corrimano e altri elementi il cui cedimento potrebbe ferire qualcuno.
In questi casi la variabilità del tufo rende opportuno il coinvolgimento di un tecnico o di un installatore che possa scegliere il sistema corretto e, quando necessario, eseguire prove di estrazione.
Lo stesso vale quando la muratura è fortemente degradata o presenta lesioni importanti. Il problema potrebbe riguardare la parete stessa e non semplicemente il tassello.
Errori comuni quando si mettono tasselli nel tufo
Uno degli errori più frequenti consiste nell’utilizzare subito la percussione del trapano. Nel tufo friabile può allargare il foro e ridurre drasticamente la tenuta.
Un altro errore è scegliere un tassello corto e stringerlo con grande forza. Se il materiale attorno alla zona di espansione si sgretola, una coppia maggiore non migliora il fissaggio.
Bisogna evitare anche di praticare il foro con una punta consumata, muovere lateralmente il trapano per allargarlo oppure lasciare tutta la polvere all’interno prima di applicare una resina.
Non utilizzare stucco, silicone o pezzi di legno per recuperare un foro troppo largo destinato a sostenere un carico importante.
Infine, non affidarti a valori di carico relativi al calcestruzzo pensando che possano essere trasferiti direttamente al tufo.
Una procedura pratica per un fissaggio leggero
Per un oggetto leggero inizia verificando che il punto scelto sia costituito da tufo compatto e non da malta o intonaco degradato.
Scegli un tassello in nylon indicato per supporti poco resistenti e sufficientemente lungo da ancorarsi bene nel blocco.
Segna il foro e utilizza una punta adatta in modalità rotazione, senza percussione. Mantieni il trapano perpendicolare e raggiungi soltanto la profondità necessaria.
Rimuovi accuratamente la polvere e inserisci il tassello. Deve entrare in maniera stabile, non cadere libero nel foro.
Avvita progressivamente utilizzando una coppia moderata. Quando l’oggetto è saldo fermati, senza cercare un ulteriore serraggio che potrebbe danneggiare il materiale.
Una procedura pratica per un fissaggio più impegnativo
Quando il carico aumenta, identifica innanzitutto spessore e condizioni della parete e verifica che non vi siano impianti nella zona del foro.
Scegli quindi un sistema chimico espressamente adatto alla tipologia di supporto e alla destinazione prevista. Definisci diametro della barra, diametro del foro e profondità secondo la documentazione tecnica o il progetto del fissaggio.
Pratica il foro con la tecnica adatta al tufo e puliscilo scrupolosamente. Prepara la cartuccia con il miscelatore e scarta la prima parte di prodotto secondo le istruzioni.
Inietta la resina dal fondo senza intrappolare aria e inserisci la barra con una leggera rotazione.
Lasciala immobile per tutto il tempo necessario all’indurimento. Soltanto dopo monta staffa e rondella e applica la coppia di serraggio appropriata.
Per carichi rilevanti considera infine una prova di estrazione sul materiale reale. Nel tufo questo passaggio può fornire un’informazione che nessuna tabella generica è in grado di sostituire.
Conclusioni
Per mettere tasselli nel tufo bisogna lavorare pensando a un supporto poroso e dalla resistenza molto variabile. Nei fissaggi leggeri può essere sufficiente un tassello in nylon prolungato, installato profondamente nel materiale sano. La foratura dovrebbe essere eseguita con particolare delicatezza, normalmente a sola rotazione nei supporti poco resistenti, perché la percussione può sbriciolare il foro e ridurre la tenuta.
Quando il peso aumenta, un ancorante chimico con barra filettata permette di distribuire il carico su una profondità maggiore e rappresenta spesso la scelta più indicata, ma non elimina la necessità di verificare il supporto. Pulisci sempre accuratamente il foro, rispetta tempi di indurimento e istruzioni del sistema e non utilizzare valori di carico del calcestruzzo per stimare la capacità del tufo. Per pensili pesanti, corrimano, pensiline, apparecchi sospesi e altri elementi il cui cedimento potrebbe essere pericoloso, il passo corretto è dimensionare il fissaggio sulla muratura reale e, quando necessario, verificarlo con prove di estrazione in situ.